L'islam spiegato ai nostri figli by Tahar Ben Jelloun

L'islam spiegato ai nostri figli by Tahar Ben Jelloun

autore:Tahar Ben Jelloun [Jelloun, Tahar Ben]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Bompiani
pubblicato: 2016-01-14T23:00:00+00:00


Cose viste quest’estate in Marocco

Una spiaggia di sabbia fine, bianca, calda, meravigliosa. Un mare blu. Perfino la schiuma ha tracce di azzurro. Solo il rumore delle onde lente, appena visibili. Pochi bagnanti. Sportivi che corrono. Un cane a zonzo. La spiaggia è pulita, o quasi; delle navi hanno scaricato i liquami non lontano dalle coste mediterranee. Catrame sulla sabbia. Cammino e sento che sulla pianta dei piedi si è raccolto del catrame. Mi lamento, poi all’improvviso la mia attenzione è attratta da una giovane coppia che si accinge a entrare nell’acqua. Lui, costume lungo, cappellino e macchina fotografica. Lei in una camicia da notte celeste particolarmente aderente. Si indovinano le forme. Avanza nel mare, si immerge tutta vestita e ne esce come una sirena trasparente. L’uomo la fotografa, le chiede di tuffarsi di nuovo. La donna si ferma e si gira verso di lui, verso di me. Ha un petto splendido. Si distinguono bene la forma dei seni, i capezzoli scuri. Sotto la camicia da notte, mutandine di cotone bianco. L’uomo è occupato a fotografarla e io ammiro questa bellezza uscita dal mare, la stoffa aderente alla pelle, e un triangolo nero, il famoso paradiso profumato. L’uomo si volta e noto che ha la barba. Sua moglie non deve essere vista da altri uomini. Indietreggio e lui mi lancia un’occhiata minacciosa. La donna gioca con l’acqua e con la schiuma delle onde. È magnifica. L’uomo si precipita verso di lei e la copre con un grande telo da bagno. Fine dello spettacolo. Fine del film erotico. Continuo la mia passeggiata ripensando a quella sirena, che stupida non era.

Un po’ più in là, un gruppo di giovani donne, tutte vestite, si immerge nell’acqua. Sono sole, non ci sono uomini con loro. Si divertono, si rotolano sulla sabbia, escono ridendo. Il fatto di non essere in costume non sembra disturbarle. Escono dall’acqua come naufraghi stanchi, si buttano sulla spiaggia e aspettano di asciugarsi. Lì accanto si sistema una famiglia di emigrati. Il padre pianta un ombrellone e si piazza all’ombra. Legge un giornale in arabo. La madre si occupa dei figli, due maschi adolescenti e tre bambine: la più grande indossa un due pezzi, le altre due restano vestite. Tra di loro parlano in tedesco. Non capisco una parola ma vedo che sono allegre. Insieme ai fratelli, giocano a pallavolo con una rete immaginaria. Il padre non dice nulla, la madre prepara il pranzo. Con il marito scambia qualche parola a volte in arabo e a volte in berbero. Le tre bambine fanno il bagno, giocano, urlano, si divertono. Non si direbbe che le due sorelle vestite si sentano scomode o a disagio. Valle a capire. Una in costume da bagno sexy, le altre due in abiti grigi.

Vado alla posta a ritirare un pacco. Odio andare alla posta. Fa caldo. Faccio la coda e mi accorgo che la fila accanto ha più persone ma la mia non avanza. Una persona mi dice: “Vieni di qua, fai prima”. Gli chiedo perché. Mi risponde: “Qui allo sportello c’è una sorella musulmana.



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